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Il gesso nella trattatistica d’età moderna

Nella trattatistica cinquecentesca e successiva si documentano prassi costruttive tradizionali e indicazioni sui materiali impiegati nell’architettura civile e sacra. Ne è esempio il teorico dell’architetturastorico dell’arte Francesco Milizia che nel trattato Principj di architettura civile fornisce ampio spazio al gesso. Nel capitolo VI egli opera una distinzione tra gesso usuale ovvero pietra da intonaco, gesso a fogli ovvero pietra ‘specularia’ e gesso alabastrino. La pietra veniva cotta in apposite fornaci realizzate in pietrame a secco di forma tronco conica, dette carcare, per poi essere macinata. A dare precise indicazioni su come realizzare le fornaci, fornendone una descrizione assai dettagliata, è l’architetto Giovanni Amico nell’opera L’Architetto prattico (Fig. 1).

L’Amico specifica che il gesso, sebbene cotto nelle fornaci similmente a quanto avviene per le calcine, se ne differenzia da queste in quanto nell’asciugarsi non si ritira ma aumenta di volume, per cui era già lodato dall’Alberti, ma che non deve essere esposto all’umidità L’uso del gesso come malta, era connesso alla sua cottura. Le pietre da cuocere venivano disposte in modo da formare una piccola cupola. Si provvedeva a deporre il materiale generalmente dall’alto, cominciando dagli elementi più grandi per poi passare a quelli di minuta pezzatura, lasciando una sorta di cammino centrale. Quale combustibile era consigliato l’utilizzo di legna poco dura oppure di fascine secche ricavate da cespugli più o meno legnosi, dotate di alto potere calorifico, come ad esempio l’ampelodesmo – comunemente chiamato disa o le stoppie. Se la stagione lo consentiva potevano essere utilizzati anche i gusci di mandorla, soprattutto in quelle aree ospitanti estesi mandorleti. Un ultimo cenno va fatto all’impiego del gesso come materiale da costruzione, quindi non solo come intonaco da esterno, malta di allettamento o stucco per finiture interne. È ancora una volta Francesco Milizia ne Principj di architettura civile a dare qualche indicazione del suo uso in pezzi informi, usati come pietre per le fondazioni o per i muri e consiglia di lasciarlo a lungo esposto all’aria. Nelle murature di fondazione, il materiale, sebbene sconsigliato da alcuni trattatisti, come ad esempio il citato Giovanni Amico, è presente nel territorio di Caltanissetta sotto forma di malta, tant’è vero che alcuni documenti ottocenteschi fanno esplicito riferimento a fondazioni in malta di gesso e pietrame locale. Il gesso continuò a trovare ampio uso anche nel corso della seconda metà dell’Ottocento. L’architetto Francesco de Cesare, nella sua opera La scienza dell’architettura applicata alla costruzione, alla distribuzione, alla decorazione degli edifici civili, affronta l’analisi sistematica dei tipi di materiali da usare per l’edilizia e dei metodi più facili di applicazione a seconda delle diverse funzioni degli edifici. Nel capitolo VI viene data notevole considerazione al gesso e viene apprezzata, tra le tante varietà elencate, quella di origine siciliana esportata a Napoli. Al tempo, in Sicilia, la produzione del gesso continuò a mantenere un carattere prevalentemente artigianale, come attesta anche la manualistica dei primi decenni del Novecento. Se ne ha esempio nel trattato di Daniele Donghi, laddove l’autore, oltre a citare le cave di Valguarnera, Castrogiovanni, Sommatino, Caltanissetta, Canicattì, Racalmuto e Agrigento, descrive minuziosamente la struttura di una fornace di Sicilia (Fig. 2).

Sintesi di P. Dinaro tratta da L. Torregrossa, Il gesso nella trattatistica d’età moderna e nell’architettura rurale della Sicilia centrale, in A. Campanella, M. Castiglione, G. Giugno (a cura di), La via siciliana del gesso. Tra paesaggio, architettura e cultura immateriale, Lussografica, Caltanissetta 2025

Fig. 1 Schema di calcara, pubblicata in G. AMICO, L’architetto prattico in cui con facilità si danno le regole per apprendere l’Architettura Civile, libro primo, Stamperia di Gio. Battista Aiccardo, Palermo 1726.

Fig. 2 Fornace di Sicilia per la cottura del gesso, pubblicata in D. Donghi, Manuale dell’architetto, vol. I, Tipografia Sociale Torinese, Torino 1923, p. 313.

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