Dalla crisi di salinità alla Serie Evaporitica
L’interruzione delle connessioni tra l’Atlantico e il paleo Mediterraneo ebbe una durata relativamente breve di circa 600.000 anni, sufficiente a lasciare una traccia indelebile nella geologia dell’area mediterranea; tale fenomeno caratterizza la parte più recente del piano stratigrafico Messiniano. Il lento, ma graduale, aumento della salinità delle acque del Mediterraneo è detta dai geologi Crisi di Salinità. Con l’evaporazione e la conseguente diminuzione del volume complessivo dell’acqua, l’aumento continuo della salinità innescò un fenomeno di precipitazione chimica dei sali disciolti nelle acque marine. Si venne quindi a formare una successione di rocce sedimentarie di origine chimica, costituita alla base da calcari e dolomie, poi dai gessi e infine dal salgemma e dai sali potassici, che i geologi chiamano Serie Evaporitica. Questa fase tormentata della storia geologica mediterranea avrà fine circa 5 milioni di anni fa e costituisce una presenza significativa nel panorama geologico Mediterraneo affiorando estesamente in diversi suoi settori, tra i quali la Sicilia, l’Italia meridionale e centrale, il Nordafrica e la Spagna. A seguito della chiusura del paleo Mediterraneo i sedimenti evaporitici si depositarono in grande quantità nell’Avanfossa, che occupa quasi per intero la porzione centro-meridionale dell’isola, articolandosi in due bacini di sedimentazione (Fosse di Caltanissetta e di Castelvetrano) separati dai Monti Sicani che rappresentano la propaggine meridionale de settore detto di Catena, che si sviluppa lungo la costa settentrionale dell’isola, dai Monti Peloritani all’arcipelago delle Egadi, ed è costituito da corpi geologici di età mesozoica e cenozoica, con carattere e litologie differenti, tettonicamente sovrapposti. Esso ha dato origine all’Appennino Siculo (segmento dell’Orogene Appenninico-Maghrebide). L’avanfossa è chiamata anche Altopiano solfifero per la presenza dello Zolfo che caratterizza i termini carbonatici della successione evaporitica ed era conosciuto e cavato fin dall’antichità
Sulla base degli studi tardo ottocenteschi e delle successive ricerche condotte da numerosi studiosi, integrate da ricerche condotte in mare, è stato possibile riconoscere in Sicilia come la Serie Gessoso Solfifera si articoli in due grandi unità litostratigrafiche. I primi geologi che studiarono la Sicilia apparve subito chiara la relazione tra gli estesi affioramenti di gesso, presenti soprattutto nelle aree centro meridionali dell’Isola e la presenza nel sottosuolo dello zolfo che si è venuto a originare all’interno dei calcari evaporitici (detti anche calcari solfiferi o calcari di base) per la trasformazione della materia organica in decomposizione in ambiente anossico. La Sicilia è la regione mediterranea dove la serie gessoso-solfifera affiora più estesamente e nella sua successione più completa. I paesaggi carsici nei gessi mostrano una molteplice varietà di forme legate alla loro collocazione geografica. Per quanto riguarda la distribuzione areale delle forme carsiche nei gessi della Sicilia si possono distinguere cinque aree:
1 area del Belice: occupa la porzione più occidentale dell’isola e comprende estesi affioramenti nei territori di Vita, Calatafimi, Salemi, Castelvetrano e la zona di Santa Ninfa-Gibellina;
2 area del palermitano: ad Est di Palermo, nell’area di Ciminna, l’area di Lercara (ove esisteva l’unica zolfara della provincia di Palermo) e a Petralia ove si trova il complesso ipogeo della Grotta del Vecchiuzzo e la miniera di sale di Contrada da Raffo;
3 area peloritana: si tratta di piccoli affioramenti sparsi di gessi che formano modesti rilievi isolati caratterizzati da forme superficiali di piccole dimensioni;
4 area iblea: ospita gli affioramenti di modesta estensione che non danno luogo a forme epigee di rilievo, mentre risultano discretamente sviluppate le forme ipogee.
5 area dell’altopiano solfifero nisseno-agrigentino: l’area occupa la parte centro-meridionale della Sicilia e si sviluppa tra le vallate dei fiumi Platani e Imera Meridionale, detto anche Salso.
Particolarmente ricca di macroforme carsiche è l’area tra Sant’Angelo Muxaro e Santa Elisabetta, costellata inoltre da numerosi inghiottitoi (in dialetto siciliano detti Zubbii) insieme alla valle del torrente Grovello. Nell’area compresa tra Raffadali, Aragona, Porti Empedocle ed Agrigento spicca la valle cieca ubicata a Nord Est di Realmonte che termina in un inghiottitoio (Lo Sfondato), da cui ha inizio un sistema ipogeo che alimenta la risorgenza della Grotta delle zubie, ubicata un chilometro più a valle. Un’altra area è quella di Monte Conca a Sud di Campofranco. Doline di varia dimensione interessano i territori di Naro, Canicattì, Ravanusa, Campobello di Licata, Licata e Palma di Montechiaro. Di natura antropica sono i sinkoles che si sono verificati nell’area del cosiddetto Bacino Minerario Racalmuto-Montedoro. Anche nell’altopiano nisseno spiccano le aree a Nord e Nord-est di Santa Caterina Villarmosa e le depressioni di origine carsica nei dintorni di Enna, Alimena, Serradifalco, Marianopoli. Perfino la genesi del Lago di Pergusa sarebbe riconducibile a sprofondamenti dei terreni evaporitici. Le aree carsiche pertinenti alla successione evaporitica della Sicilia rappresentano un insieme di eccezionale interesse scientifico, paesaggistico e didattico. A questo patrimonio naturale si aggiunge quello legato all’uso che l’uomo ha fatto, nell’arco di millenni, delle risorse minerarie, delle rocce e dei siti particolari legati alla Serie Gessoso Solfifera.
Sintesi di P. Dinaro tratta da V. Agnesi, La Serie Gessoso Solfifera con uno sguardo all’area agrigentina, in A. Campanella, M. Castiglione, G. Giugno, (a cura di), La via siciliana del gesso. Tra paesaggio, architettura e cultura immateriale, Lussografica, Caltanissetta 2025
Fig. 1 Ricostruzione tridimensionale immaginaria del paleo Mediterraneo durante la crisi di salinità miocenica. L’immagine, con vista da Est verso Ovest, focalizza il momento della apertura della soglia di Gibilterra (in primo piano) alla fine del periodo evaporitico, circa 5 milioni di anni fa; fonte: Institut de Physique du Globe de Paris – CNRS; dal web.
Fig. 2 Distribuzione delle rocce evaporitiche in Sicilia, distinte nella Unità evaporitica superiore (in chiaro) e in quella inferiore (in scuro); da Agnesi, Macaluso, Pipitone 1986.
