Santa Caterina Villarmosa
Etnico
Caterinese e caterinense
Comuni confinanti
Caltanissetta
Resuttano
Enna
Villarosa
Alimena
Petralia Sottana
Altitudine
606m s.l.m.
Abitanti
4739
Il territorio di Santa Caterina Villarmosa si colloca nel settore orientale del bacino messiniano di Caltanissetta, un’area geologicamente significativa dove affiora in modo esteso la Serie Gessoso Solfifera (Messiniano), depositatasi durante la crisi di salinità del Mediterraneo. Questi spessi strati di evaporiti, composti da gessi selenitici e gessareniti, definiscono il paesaggio, dando luogo a rilievi tondeggianti e versanti instabili. La presenza gessosa nel comune è particolarmente evidente indiverse contrade, come Scaleri, Sarmo e Zoida. In particolare, la Riserva naturale orientata geologica di Contrada Scaleri tutela circa 118 ettari di affioramenti noti come gesso balatino,divenuti sito di interesse scientifico per l’osservazione delle intense forme di erosione e carsismosuperficiale tipiche dei gessi della Sicilia centrale (karren, solchi, micro-morfologie). Questi affioramenti non rappresentano solo un valore paesaggistico e scientifico, ma sono stati storicamenteuna risorsa fondamentale per la comunità, inserendosi nella lunga tradizione siciliana di sfruttamento delle evaporiti messiniane per l’edilizia (Fig. 1).
Testo di Vito Pietro Giangreco
Fig. 1 Carta geologica con riferimento agli affioramenti della Serie Gessoso -Solfifera nel territorio di Santa Caterina Villarmosa
Le memorie locali offrono una chiave di lettura concreta relativa all’estrazione e cottura del gesso. In un fondo limitrofo in Contrada Salinella operavano “i issari“, identificati con la Famiglia Di Martino. Il complesso di lavorazione era un microcosmo autosufficiente, composto da fabbricatiessenziali che ospitavano tutte le fasi della catena operativa: il gesso veniva estratto dalle cave in superficie presenti nello stesso territorio (limitrofo alla contrada Salinella); seguiva la frantumazione dei massi finalizzata alla cottura del minerale in un forno a pozzo (carcara), una sorta di campana o imbuto. La cottura richiedeva la maestria del fornaciaio per selezionare le pietre e garantire una combustione uniforme. Il gesso cotto veniva, dunque, macinato in un ambiente separato per ottenere la polvere fine, pronta per l’uso come legante. La presenza di un pozzo per attingere acqua era essenziale, non solo per il lavoro quotidiano, ma anche perché essa (talvolta miscelata con argilla)
Testo di Vito Pietro Giangreco
Calcara, Santa Caterina Villarmosa (Archivio Nicoletti – Santa Caterina V.)
Calcara, Santa Caterina Villarmosa (Archivio Nicoletti – Santa Caterina V.)
Macina in gesso, Santa Caterina Villarmosa (Archivio Nicoletti – Santa Caterina V.)
Nel nuovo centro di fondazione di Santa Caterina Villarmosa, l’attività edilizia – dalle case civili ai grandi edifici pubblici, incluse le chiese e la loro ornamentazione – faceva presumibilmente affidamento al gesso di produzione locale. Il gesso era un legante ideale per intonaci interni e malte non strutturali, grazie alla sua rapida presa. Nella Sicilia centrale, esso è stato ampiamente utilizzato come legante anche nelle aree in cui coesisteva con la calce. I prodotti locali potevano essere impiegati per la realizzazione degli intonaci stratificati (come l’opus albarium romano) o per la decorazione plastica e gli stucchi delle chiese. Questa produzione locale di gesso si integrava conl’uso di altro materiale lapideo proveniente dalle cave del territorio, come il sito di Recattivo, evidenziando una filiera costruttiva interamente radicata nelle risorse geologiche locali.
Testo di Vito Pietro Giangreco
Intonaci in gesso, Castrofilippo (Archivio Nicoletti – Santa Caterina V.)
Intonaci in gesso, Santa Caterina Villarmosa (Archivio Nicoletti – Santa Caterina V.)
