Naro
Etnico
Narese
Etnico dialettale
Narese
Comuni confinanti
Agrigento
Camastra
Campobello di Licata
Canicattì
Castrofilippo
Favara
Licata
Palma di Montechiaro
Ravanusa
Caltanissetta
Delia
Sommatino
Superficie
Narese
Altitudine
500m s.l.m.
Abitanti
9677
Nel territorio comunale di Naro si congiungono due antiche direttrici viarie: la prima in direzione N-S proviene dall’entroterra, la seconda, W-E segue la cresta calcarea di Serra Grotticelle per dirigersi verso Canicattì. Lungo la strada 410, che costeggia lo spettacolare deposito di gesso di Fanzina, si aprono almeno dieci impianti produttivi che ancora oggi testimoniano questa civiltà perduta. Alle loro spalle grandi fronti di cava (Fig. 1). In sostanza, se il sito metteva a disposizione, nella condivisione, infrastrutture principali, quali strade e condotte e abbeveratoi, così come le principali risorse naturali, le fonti di approvvigionamento idrico, i pascoli e, probabilmente, le riserve di combustibile, ogni singola impresa era nettamente separata a partire dal fronte di cava. Nella porzione bassa dell’area, partendo da ovest, si osserva ancora in situ, intanto, una pietra miliare di età borbonica con l’indicazione 89, la distanza in miglia dalla capitale Palermo. Subito sotto la pietra si impianta la prima fornace. A circa 20 metri di distanza dalla prima due forni, in parte addossati a un taglio nella roccia e conservate per un’altezza di circa 3 metri. Nella parete ovest della prima calcara si osserva, in basso, un foro probabilmente utilizzato come sfiatatoio. Vi è, inoltre, un piccolo vano rettangolare annesso, probabilmente riservato alla custodia del combustibile e alle operazioni di scarico del forno. L’ingresso della calcara è marcato da una sorta di frontone a timpano (Fig. 2), ottenuto con due grossi blocchi parallelepipedi di gesso e che reggono il peso dei corsi superiori. Anche il terzo impianto, ancora più a NE, presenta una doppia camera di cottura, quella principale ha l’ingresso con un piccolo arco, ottenuto con un unico blocco di gesso lavorato.
La pianta del quarto impianto è del tutto analoga a quella degli ultimi due, tuttavia nel vano che unisce i due forni sono presenti due infrastrutture non presenti negli altri: a destra dell’ingresso si osserva una struttura semi-circolare destinata a contenere del materiale e addossata al muro orientale. A sinistra dell’ingresso del forno principale, inoltre, si individuano i resti di un fornello o un forno con un comignolo che indirizzava i fumi all’interno della camera di cottura (Fig. 3). La quinta fornace, posta ai margini orientali dell’impianto si conserva parzialmente, rimane traccia di alcuni fori per lo sfiato e, forse, un’apertura per il carico e lo scarico del materiale dall’alto. Nel banco gessoso prossimo alla calcara, infatti, si osservano almeno tre gradini intagliati che dovevano collegare i due livelli e agevolare le operazioni di cottura. Ancora in discrete condizioni di conservazione è il sesto impianto da ovest. Si conserva parzialmente la pianta e due terzi dell’elevato di una doppia camera di combustione. Mentre l’ingresso è segnato da un vano rettangolare di raccordo che collega i due forni e in cui operava e forse viveva il mastro gessaio. In prossimità della vallata del Naro si sviluppa una sequenza di calcari e gessi sfruttata fin dall’antichità. Le sue pendici, infatti, sono interessate da diverse sepolture a forno che rimandano alla preistoria, mentre più a nord è ubicato il sito solfifero di contrada Falsirotta. L’area è segnata dalla presenza di un unico impianto per l’estrazione e la lavorazione del gesso. Sull’altipiano, infatti, in pochi metri di distanza, si leggono ancora oggi le rovine della calcara. Della casa di residenza del gessaio, a pianta quadrangolare a cui è addossato un piccolo forno da pane e, subito dopo, si osserva una piccola fossa di scarico, ormai colma anche di materiale organico. Ad una rapida occhiata si possono osservare, accanto a frammenti di anfore medievali e a tegole piane greche, mescolati ai coppi del tetto, vi sono numerose piccole bottiglie su cui si può leggere: “Urodonal”. Si tratta di un medicinale utilizzato nel primo trentennio del ‘900 per curare la gotta.
Fig. 1 Ortofoto da Google Earth rielaborata con il distretto produttivo di contrada Fanzina
Fig. 2 Particolare dell’ingresso del forno 3
Fig. 3 Contrada Fanzina. Calcara 4
Testo di P. Dinaro tratto da L. Zambito, Il paesaggio del gesso ad Agrigento. Una prospettiva di archeologia protoindustriale, in A. Campanella, M. Castiglione, G. Giugno (a cura di), La via siciliana del gesso. Tra paesaggio, architettura e cultura immateriale, Lussografica, Caltanissetta 2025
