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Mussomeli

Etnico

Mussomelése

Comuni confinanti

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Altitudine

726m s.l.m.

Abitanti

9969

Il territorio della Sicilia centro-meridionale e, in particolare, il comprensorio della provincia di Caltanissetta è ricchissimo di risorse mineralogiche, tra cui il gesso, l’alabastro e il gesso alabastrino o selenitico, già note sin dall’antichità. Monte Raffe di Mussomeli sorge alla confluenza tra i fiumi Salito e Gallo d’Oro a sua volta compreso nel territorio geologicamente noto come “bacino di Caltanissetta” e geograficamente delimitato dal corso dei fiumi Salso e Platani ed è costituito da Gessi amorfi, saccaroidi o a grossi cristalli, associati a straterelli di argille bituminose (Fig. 1). La presenza di questi affioramenti giustifica l’uso cospicuo di questo minerale in diversi ambiti e contesti archeologici ed in particolare per contenitori di unguenti, gli alabastra, utilizzati in contesti funerari, ma anche in contesti abitativi, civili e religiosi dove erano utilizzati probabilmente nelle pratiche lustrali o di purificazione. Esemplari sono stati rinvenuti durante gli scavi di Sebastiana Lagona nella zona a Nord Est della cosiddetta “Basilica”, un’area costituita da un grande altare in parte costruito, in parte scavato nel banco gessoso, e da una banchina anch’essa scavata nella roccia che corre per tutto il perimetro interno dell’edificio; ai lati dell’altare e alla base della banchina sono state realizzate una o più vasche per i riti di purificazione alimentate, attraverso quattro canalizzazioni, da cisterne o vasche di raccolta poste nella parte alta all’interno dei vani pertinenti all’abitato che sorge a mezza costa su Monte Raffe. Questo è stato datato tra la metà del V e la fine del IV sec. a.C., e dovette essere piuttosto esteso e articolato su più terrazzamenti. Tra i materiali di pregio, realizzati in gesso, si ricorda la piccola testa maschile (Fig. 2), un prodotto del più raffinato stile ellenistico forse influenzato dalle correnti artistiche allora imperanti a Siracusa e ad Agrigento, oggi esposta nell’Antiquarium di Palazzo Sgadari a Mussomeli, datata al IV sec. a.C. e genericamente indicata come proveniente dal santuario. A questi oggetti si aggiungono, inoltre, almeno 6 alabastra rinvenuti nel c.d. “scarico di terrecotte”, riferibile, probabilmente, ad un deposito di oggetti sacri provenienti dal santuarietto rupestre scoperto da Pietro Griffo, tra il 1956-57, al di fuori delle mura e non più individuabile. La presenza di questi materiali e una discreta quantità di elementi in gesso alabastrino, di varia forma e dimensione, che possono essere considerati scarti di lavorazione, provenienti da scavi svolti tra il 2007 e il 2008 dalla Soprintendenza BB.CC.AA. di Caltanissetta che hanno messo in luce alcune strutture pertinenti ad un articolato edificio di età dionigiana, permettono di far ipotizzare un’area produttiva specializzata nell’estrazione, lavorazione del gesso alabastrino e successiva vendita dei manufatti. Tra questi elementi in gesso, un frammento è particolarmente interessante perché reca, su una delle facce, delle sottili linee orizzontali e dei segni incisi che, sono state interpretate come un caso di pre-scrittura (Fig. 3). Nel sito, il banco gessoso fu sfruttato anche per la realizzazione delle sepolture, la cui copertura poteva avvenire sia mediante lastre litiche, sia mediante l’uso di coppi e tegole in terracotta, spesso di riuso. Il confronto con la vicina Vassallaggi, nelle cui necropoli è considerevole il numero di alabastra rinvenuti, permette di affermare che soprattutto nel corso del V secolo a.C., l’attività di estrazione e lavorazione del gesso alabastrino dovette costituire per questi centri della Sikania una risorsa economica fondamentale da cui trarre ricchezza e benefici.

Testo di P. Dinaro tratto da M. Congiu, Un centro di produzione e lavorazione lungo la via del gesso della Sikania: il caso di Monte Raffe di Mussomeli, in A. Campanella, M. Castiglione, G. Giugno (a cura di), La via siciliana del gesso. Tra paesaggio, architettura e cultura immateriale, Lussografica, Caltanissetta 2025

Fig. 1 Santuario di Monte Raffe (Mussomeli)

Fig. 2 Piccola testa maschile in gesso alabastrino dal santuario (IV sec. a.C.)

Fig. 3 Blocchetto in gesso con particolare dei segni incisi

Mussomeli, nei primi decenni del XVI sec., si pone nella storia dell’entroterra della Sicilia come punto di riferimento per le città allora esistenti nel suo circondario. In quel tempo, il centro era sotto la Signoria della famiglia dei Campo e nel 1549 passò alla signoria di Don Cesare Lanza, Barone di Castania. Nella geografia dei beni culturali dell’entroterra siciliano, sono poche le città che vantano grandi complessi monumentali edificati nel XVIII sec., tra questi si contraddistingue proprio Mussomeli che si contraddistingue per la configurazione tardobarocca di alcune sue chiese e conventi. Questo assetto per certi versi si ricollega al grande periodo di ricostruzione dell’area orientale siciliana colpita nel 1693 dal terremoto che, con le città di Catania, Siracusa, Noto, Ragusa, Modica, Scicli, Comiso, Palazzolo Acreide, Sortino e Buscemi, costituisce un’area divenuta centro di rilevanza nazionale per vastità e qualità della sua architettura civile e sacra. La vicenda architettonica e religiosa di Mussomeli nel Settecento, a differenza di altre aree geografiche, non ha origine da tragici eventi naturali, come la ricostruzione riferita all’area orientale meridionale della Val di Noto, ma da eventi positivi maturati attraverso donazioni di alcuni nobili mecenati e religiosi che contribuirono in modo determinante allo sviluppo dell’architettura religiosa nel territorio del nisseno.

Tra le opere più importanti di Mussomeli sicuramente occupa un posto di rilievo il monumentale complesso architettonico della chiesa e del convento dei Domenicani intitolato a Maria Santissima dei Miracoli, sorto a sud-ovest del centro abitato, nell’antico quartiere detto del Casale.

Dopo l’evento miracoloso che interessò un paralitico tra il 1536 e il 1540, il popolo di Mussomeli sentì subito l’esigenza di proteggere e abbellire il sito del ‘Casale di San Giovanni’ comprendente una prodigiosa immagine dipinta su pietra, scoperta casualmente da un viandante pellegrino miracolato. Si suppone che il sito del ritrovamento, almeno inizialmente, sia stato identificato con mezzi di fortuna e che solo successivamente con la crescita del culto a Maria Santissima dei Miracoli, come fu subito designata, si pensò di proteggere e di ingrandire l’Appinnata o Cappilluzza iniziale. Nel 1545, si pensò di costruire nel luogo del ritrovamento una chiesetta rurale e di istituirvi una confraternita che reggesse il piccolo Santuario Mariano. La confraternita di Nostra Signora dei Miracoli ampliò l’edificio dal 1689 al 1696.

Particolare rilievo e importanza assume la consegna dei beni della chiesa e delle sue rendite disposta dalla confraternita nel 1724 presso il Notaio Carlo Nicotra a favore dell’istituendo convento domenicano nella persona del Priore Francesco Langela (Mussomeli, 1672-1748). Questi venne dopo il 1724 della gestione della fondazione del nuovo complesso conventuale. La bolla che sancì la cessione della chiesa e di tutte le sue rendite e suppellettili da parte della Confraternita fu spedita e approvata da Roma il 16 maggio del 1724, come riporta la ritrovata “Bulle di Fondazione” del nuovo Convento dei Domenicani a firma del vescovo di Agrigento Monsignor Anselmo La Pegna, Delegato Apostolico, detto lo spagnuolo dell’Ordine dei Benedettini, presentata a Mussomeli il 26 maggio del 1724 dal sacerdote Giuseppe Scozzari.

Come attestano i recenti ritrovamenti documentari, i lavori di restauro della chiesa coinvolsero diverse maestranze di Cammarata e dei paesi viciniori, sicuramente vicine ai Domenicani. Si trova annotato il nome del mastro marammiero e stuccatore Giuseppe Lo Conte, che imbiancò a gesso il soffitto, il lettorino e buona parte dei muri, per il prezzo di 4 onze per maestria e tarì 2 di gesso. Nell’aprile del 1750, Antonino Messina da Castronovo attese per diversi mesi nella chiesa a stuccare la navata centrale e alla stuccatura di diversi apparati decorativi, come i quadroni e i sottarchi delle quattro cappelle, ricevendo 4 onze. Nel 1750, Saverio Castiglione venne pagato per lavori di scavo e frantumazione del gesso.

La chiesa e l’ex convento rientrano a pieno titolo in quella serie di grandi complessi architettonici religiosi di matrice europea, edificati nei primi decenni del Settecento nella Sicilia orientale e occidentale, degni di vanto per qualità estetica e costruttiva. L’attuale fabbrica della chiesa fu edificata sulla preesistente chiesa sorta dopo il prodigio attestato nel Cinquecento. Il suo impianto è a unica navata voltata a botte, costruita in pietra locale proveniente dalla contrada bosco. Gli altari marmorei delle cappelle laterali rimandano al disegno e agli ornati degli altari della chiesa di San Domenico di Palermo.

A partire dal 1731-1732 e per quasi venticinque anni, il cantiere domenicano visse un grande momento operativo dove furono coinvolte maestranze provenienti da Cammarata, Casteltermini, Castronovo, Sutera e Campofranco. Gessai, intagliatori, pirriatori, pittori, indoratori, trasportatori, canalari, falegnami, fabbri e manovali concorsero con il proprio contributo lavorativo alla realizzazione della grandiosa costruzione della chiesa e del convento, ma anche alla fattura degli arredi e delle decorazioni pittoriche. (Figg. 1-5)

Testo pubblicato in C. Barba, Stuccatori e gessai nella chiesa di Maria Santissima dei Miracoli di Mussomeli, in A. Campanella, M. Castiglione, G. Giugno, (a cura di), La via siciliana del gesso. Tra paesaggio, architettura e cultura immateriale, Lussografica, Caltanissetta 2025

Fig. 1 Decorazioni a rilievo, particolare, interno, chiesa di Santa Maria dei Miracoli (Ph. C. Barba)

Fig. 2 Dettaglio decorativo in stucco, chiesa di Santa Maria dei Miracoli (Ph. C. Barba)

Fig. 3 Lettorino, chiesa di Santa Maria dei Miracoli (Ph. C. Barba)

Fig. 4 Volta a botte affrescata da D. Provenzano, 1770, chiesa di Santa Maria dei Miracoli (Ph. C. Barba)

Fig. 5 Stucchi, particolare, chiesa di Santa Maria dei Miracoli (Ph. C. Barba)

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