Montallegro
Etnico
Monteallegrese
Etnico dialettale
Monteallegrese
Comuni confinanti
Agrigento
Cattolica Eraclea
Siculiana
Superficie
Monteallegrese
Altitudine
100m s.l.m.
Abitanti
2369
Nelle vicinanze di Montallegro non si scorge che gesso, dovunque gesso compatto, pietre specolari ossia scagliose e le rocce poi tutte di natura calcarea…». Così annota Goethe, in viaggio verso Agrigento nel 1787, abbacinato dallo scintillio della bianca pietra gessosa, nota predominante e tratto distintivo del paesaggio naturale attorno a Montallegro, paese a trenta chilometri ad Ovest di Agrigento e a poca distanza dalla foce del fiume Platani, dominato dall’antico sito posto su Monte Suso. A Montallegro aspetti naturalistici e geomorfologici si fondono in unitario contesto di eccezionale valore paesistico. Lunghe spiagge si alternano a frastagliate scogliere e ampie vallate fluviali, tra le quali spiccano le falesie gessose e marnose di Capo Bianco, cui fanno da contrappunto i lunghi calanchi di Capo Russello e Bovo Marina. Le falesie limitano verso l’entroterra terrazzi alluvionali, incisi profondamente da alcuni torrenti, come il Canne, l’Eremita e il Salso, che crea un’ampia depressione detta “Pantano”, soggetta ad esondazione naturale. Alle spalle delle riserve naturali alla foce del Fiume Platani e di quella del Pantano di Torre Salsa, dominate dalla macchia mediterranea, il paesaggio rurale nell’immediato entroterra e costituito oggi da terreni coltivati a seminativo, con affioramenti di pietra gessosa spesso lasciati a pascolo. Proprio vicino a Montallegro e possibile osservare tra i più significativi esempi di karren di tutta la Sicilia: parallela alla linea di costa si estende la bassa dorsale di alture gesso-arenitiche di Monte Stella, Monte Cupolone, Monte dell’Eremita, la Sella dell’Omomorto, il balzo di Garebici. Su queste colline piccole costruzioni rurali in gesso a pianta circolare con cupoletta, utilizzate come guardiole per la caccia, mentre sulle pareti spiccano numerose tombe ad arcosolio, indizio del popolamento in età tardoantica.
Testo di M. Castiglione tratto da D. Gullì, S. Lugli, R. Ruggieri, Rita Ferlisi (a cura di), Geoarcheogypsum2019. Geologia e Archeologia del gesso. Dal lapis specularis alla scagliola, Regione Siciliana, Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, 2018
In ambito archeologico va ricordato il sito di Monte Suso che svetta sul paese moderno, costruito ai piedi. Le suggestive rovine del borgo costituiscono un raro esempio di conservazione dell’impianto urbanistico originario, non alterato da modifiche successive. L’insediamento rientra in quell’exploit urbanistico che interessò la Sicilia tra la fine del ‘500 ed il ‘600, quando nacquero nuove città lungo le vie di comunicazione e in prossimità dei caricatori, allo scopo di rimpinguare l’erario della corona spagnola con la vendita delle licentiae populandi, ma anche di assicurare una più stretta sorveglianza e uno sfruttamento intensivo delle risorse del territorio, opportunamente ripopolato per iniziativa baronale. Una tortuosa strada d’accesso si arrampicava sulle pareti gessose del colle, circondato da mura circa a metà altezza, per giungere nella parte sommitale attraverso un passaggio voltato. L’insediamento è costruito attorno al palazzo baronale, il quale costituisce un unico complesso insieme alla Chiesa Madre dedicata a Santa Maria della Catena e San Leonardo, affacciata su una piccola piazza. Documento della storia edilizia del centro, i resti di due fornaci per gesso, a pianta circolare rivestite di blocchetti di pietra gessosa. Si deve forse alla carenza di acqua l’abbandono graduale del borgo sul Monte Suso a partire dalla metà del XVIII secolo.
Testo di M. Castiglione tratto da D. Gullì, S. Lugli, R. Ruggieri, Rita Ferlisi (a cura di), Geoarcheogypsum2019. Geologia e Archeologia del gesso. Dal lapis specularis alla scagliola, Regione Siciliana, Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, 2018
Lungo le pendici del versante meridionale e settentrionale di Monte Lupo e lungo il versante nord di Monte Suso, a mezza costa, sorgono ancora i resti di alcune calcare. Il complesso di ciascuna di queste è costituito da tre corpi di fabbrica uniti da passaggi a diverse quote che seguono un preciso iter di trasformazione del minerale, per complessivi 60 metri quadrati. Tutte sono simili per forma, dimensioni e distribuzione funzionale, e molte di esse non presentano più la copertura e versano in pessimo stato di conservazione. Tutti i complessi produttivi sorgono vicino alle cave, dalle quali veniva estratto il minerale che passava al ciclo di lavorazione. La struttura della calcara è realizzata con murature continue fatte di blocchi squadrati di gesso e blocchi di calcare per la camera di combustione; la copertura a una falda è costruita con un’orditura di modeste travi e arcarecci in legno, con un manto di copertura in coppi di terracotta; in particolare la copertura della fornace era removibile e traspirante per consentire il tiraggio durante la combustione.
Testo di M. Castiglione tratto da D. Gullì, S. Lugli, R. Ruggieri, Rita Ferlisi (a cura di), Geoarcheogypsum2019. Geologia e Archeologia del gesso. Dal lapis specularis alla scagliola, Regione Siciliana, Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, 2018
