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Marianopoli

Etnico

Marianopolitano

Comuni confinanti

  • Caltanissetta

  • Mussomeli

  • Villalba

  • Petralia Sottana

Altitudine

720m s.l.m.

Abitanti

1632

Fin dai tempi antichi, le popolazioni indigene che abitavano nelle aree prossime al moderno abitato di Marianopoli conoscevano il gesso, anche nella variante più nobile del gesso alabastrino. Dalla necropoli di Monte Castellazzo di Marianopoli, e più precisamente dalla Tomba 2, si individua – tra i numerosi oggetti del corredo (59 reperti) – un alabastron in gesso alabastrino, associato a materiali databili alla seconda metà del IV sec. a.C.,  custodito nel Museo Archeologico Regionale del paese.

Testo di A. Vullo (Bibl. di riferimento R.Panvini, M.Congiu, F. La Fico Guzzo, Materiali pregiati in gesso alabastrino da alcuni centri sicani dell’entroterra della Sicilia: i contesti di riferimento e i depositi gessosi, in D. Gullì et alii (a cura di), GeoArcheoGypsum 2019, Agrigento 2020, pp. 147-158)

Sito archeologico di Castellazzo, Marianopoli

Il gesso veniva cavato nei territori limitrofi così come testimonia la causa disputata tra il 1842 e il 1845 tra i coniugi Duca e Duchessa di Bauffremont ed il Comune di Marianopoli per i diritti d’uso sull’ex feudo di Mimiano, che comprendeva anche la necessità degli abitanti di Marianopoli di cavare il gesso. La popolazione e l’abitato crebbero anche a fine Ottocento, a seguito dell’apporto di persone come manodopera per la realizzazione della galleria di Marianopoli. Nell’esecuzione di un pozzo traverso di tale galleria venne rilevato dal Regio Ufficio Geologico l’estrazione di gesso che, con molta probabilità, venne impiegato anche per fini edilizi. Nel 1944, nel territorio di Manchi e Scala non risultano esserci cave di gesso, ma una cava di sabbia a “Cozzo della Croce”, una cava di marna e una fornace di calce.

Testo di A. Vullo (Bibl. di riferimento R.Panvini, M.Congiu, F. La Fico Guzzo, Materiali pregiati in gesso alabastrino da alcuni centri sicani dell’entroterra della Sicilia: i contesti di riferimento e i depositi gessosi, in D. Gullì et alii (a cura di), GeoArcheoGypsum 2019, Agrigento 2020, pp. 147-158)

Foto della Galleria di Marianopoli, 1879-1885

Il moderno paese di Marianopoli nacque per volere dei Lombardo, Baroni della Scala e Manchi. Nel 1726, Onofrio Lombardo sollecitava il “Governo Cesareo” affinché nei feudi Scala e Manchi si potesse insediare una colonia greca, ma fu il figlio Don Giuseppe Maria Lombardo Lucchese che nel 1741 ottenne il permesso di popolare il feudo Manchi. Nella seconda metà del Settecento, egli riuscì ad avviare il processo di colonizzazione. Egli fu solerte, non fornendo «paiai e coperte», secondo l’usanza del tempo, ma si adoperò alla realizzazione di case in muratura. Il nascente paese sarà successivamente popolato dagli abitanti dei paesi limitrofi. Nel 1801 ottenne la municipalità. Le case furono realizzate usando conci squadrati o irregolari di pietra calcarea. Tale materiale era disponibile in abbondanza in quanto il paese si ergeva alle pendici di un costone roccioso calcareo ricco di sorgenti. Il gesso venne invece utilizzato nelle finiture interne delle abitazioni, nelle volte e negli stucchi della Chiesa Madre, così come nelle case dei più abbienti, ma trovò impiego anche nelle umili case, utilizzato come legante nelle mura costituite da conci squadrati e pietre irregolari, e come rivestimento esterno con un impasto a grana meno fine rispetto a quella utilizzata per gli interni. A Marianopoli è possibile notare conci squadrati di gesso selenitico (gesso cristallizzato), un caso singolare è il portale di ingresso in una abitazione in via Armando Diaz, così come un concio dello stesso materiale inglobato nelle mura perimetrali della Chiesa Madre.

Testo di A. Vullo (Bibl. di riferimento R.Panvini, M.Congiu, F. La Fico Guzzo, Materiali pregiati in gesso alabastrino da alcuni centri sicani dell’entroterra della Sicilia: i contesti di riferimento e i depositi gessosi, in D. Gullì et alii (a cura di), GeoArcheoGypsum 2019, Agrigento 2020, pp. 147-158)

Testo di A. Vullo (Bibl. di riferimento R.Panvini, M.Congiu, F. La Fico Guzzo, Materiali pregiati in gesso alabastrino da alcuni centri sicani dell’entroterra della Sicilia: i contesti di riferimento e i depositi gessosi, in D. Gullì et alii (a cura di), GeoArcheoGypsum 2019, Agrigento 2020, pp. 147-158)

Portale ad arco in gesso selenitico, 1928, Marianopoli

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