Il gesso nell’architettura sacra
In Sicilia, l’uso del gesso trova ampia diffusione nelle decorazioni a stucco, rappresentando di fatto lo strumento principale attraverso cui nobilitare l’architettura interna di edifici sacri e civili. Il suo impiego, tuttavia, nelle regioni interne dell’isola assume un significato particolare alla luce dell’assenza di materiali lapidei adeguati con i quali eseguire gli ornati. Il gesso prevale nei partiti decorativi interni di chiese e palazzi e si presenta come elemento costitutivo di malte, con cui vengono all’esterno rivestite le fabbriche e composte le murature. Il riferimento al gesso è, altresì, utile per ricostruire la ricca maglia di relazioni culturali che pone a sistema i diversi centri interni dell’isola, mediante la circolazione di maestranze e idee nella quale si attesta l’esistenza di un tessuto culturale fervido, alimentato da una committenza attenta e colta, ecclesiastica e aristocratica. Le fonti, peraltro accennano ad un interesse per il collezionismo di opere d’arte riproducenti originali greci e latini, che trova esemplificazione nel 1645 in un repertorio di beni del principe Luigi Guglielmo Moncada. Si accenna infatti nell’elenco, oltre a statue dell’illustre personaggio in marmo, ad alcuni interessanti esempi di opere in gesso raffiguranti Bacco, David e Seneca. In diversi casi, la lettura delle decorazioni a stucco rivela con estrema chiarezza il tentativo di emulazione di esperienze ben note nelle principali città dell’isola, tradotte tuttavia in un Barocco declinato secondo stilemi linguistici propri della «parlata dialettale», di cui esemplificativi sono gli stucchi e le decorazioni per altari a baldacchino con colonne tortili delle chiese dei centri di nuova fondazione. Nel vasto quadro delle esperienze legate all’uso del gesso negli ornati degli edifici sacri, assume un significato particolare la decorazione a stucco, eseguita dal pittore e plasticatore nisseno Nicola Saporito a Caltanissetta alla fine del XVI secolo per la chiesa di San Paolino demolita nel corso dell’Ottocento. Nel programma di lavori compare la rappresentazione dell’Eterno Padre in gesso circondato da angeli, di ispirazione gaginiana delimitato dalle statue dei SS. Pietro e Paolo. Nel 1647, decorazioni in stucco vennero eseguite per la chiesa di Sant’Agata dagli stuccatori Marco La Porta di Ciminna e Bartolomeo e Giovanni Battista Serpotta di Monreale (Fig. 1). Una ricca cappella con decorazioni raffiguranti putti e figure antropomorfe si osserva nella Cattedrale di Santa Maria La Nova dedicata a Sant’Anna e San Gioacchino (Fig. 2). Carattere diverso hanno gli apparati in stucco definiti a partire dal 1717 con la decorazione della volta della navata centrale della stessa chiesa ad opera del fiammingo Guglielmo Borremans (Fig. 3). In quella circostanza, i pilastri della chiesa madre vennero arricchiti con ornamenti floreali, zoomorfi, dorature e con decori plastici posti in successione verticale raffiguranti apostoli, putti, aquile e busti all’interno di ovali. Un ultimo intervento col quale si porta a compimento l’immagine della navata sinistra della stessa chiesa riguarda la decorazione del “cappellonetto” della venerabile compagnia del Santissimo Sacramento, decorata nel 1754 secondo il gusto neoclassico dal decoratore nisseno Geronimo Scarpulla (Fig. 4).
Sintesi di P. Dinaro tratta da G. Giugno, La produzione artistica in gesso a Caltanissetta nell’architettura sacra e negli inventari dei beni mobili dell’aristocrazia feudale, in A. Campanella, M. Castiglione, G. Giugno (a cura di), La via siciliana del gesso. Tra paesaggio, architettura e cultura immateriale, Lussografica, Caltanissetta 2025
Fig. 1 Intonaci in stucco marmorino, chiesa S. Agata, Caltanissetta (Foto di C. Miccichè)
Fig. 2 Decorazioni in stucco della cappella dei Santi Anna e Gioacchino, cattedrale di Santa Maria La Nova, Caltanissetta (Foto di Giuseppe Castelli)
Fig. 3 Interno della cattedrale di Santa Maria La Nova
Fig. 4 Decorazioni in stucco del cappellonetto del Ss. Sacramento, cattedrale di Santa Maria La Nova, Caltanissetta
