L’impiego del gesso nei sistemi costruttivi
Il gesso presenta caratteristiche e proprietà tecniche molto interessanti. Nell’architettura tradizionale di questo materiale è stato fatto uso consapevole, perché esso protegge il legno dal fuoco e dagli insetti xilofagi e stabilisce con il legno un equilibrio igrometrico di reciproco scambio. Analogo connubio instaura con le canne, di crescita spontanea e delle quali il territorio siciliano è molto ricco. Il gesso, inoltre, è un materiale igroregolatore per gli ambienti interni ed ha una funzione disinfettante e antisettica analoga a quella della calce.
Molto interessante nel processo di costruzione degli edifici in gesso è già la scelta del sito. Le motivazioni non sono solo tecniche ma si riferiscono al principio insediativo che preferiva le costruzioni in altura. Un affioramento gessoso leggermente più elevato costituisce la fondazione dell’edificio con ottime caratteristiche di resistenza e una posizione tale da consentire il deflusso delle acque meteoriche senza tema di risalita di umidità nelle murature. La necessità di radicarsi al suolo roccioso ha dato vita a strutture di fondazione con volte in conglomerato di gesso zoppe e/o asimmetriche nate con il preciso scopo di adattarsi all’appoggio irregolare. Talvolta l’estrema irregolarità del suolo dava luogo anche all’organizzazione di ambienti ipogei o semi ipogei. In talune zone, ricche di affioramenti di pietra da gesso idonea all’intaglio, venivano realizzati i cantonali con pietra intagliata, insieme a ghiere di archi di apertura di vani porta e vani infissi; i portali e le cornici (Sintesi di P. Dinaro tratta da A. Mamì, Sistemi costruttivi tradizionali in gesso nell’architettura siciliana, in A. Campanella, M. Castiglione, G. Giugno, (a cura di), La via siciliana del gesso. Tra paesaggio, architettura e cultura immateriale, Lussografica, Caltanissetta 2025).
L’uso del gesso connota l’architettura dell’insediamento storico di molte città delle aree interne della Sicilia, con particolare riferimento a Caltanissetta, sia nella realizzazione di solai, di volte a getto, delle strutture di copertura e in alcuni casi, anche di intonaci esterni in gesso, visibili in alcuni lacerti superstiti (Fig. 1). I solai sono realizzati in due tipologie: con struttura portante lignea e voltine in gesso gettate o con struttura portante lignea, impalcato in stuoia di canne intere legate e sovrapposto massetto di gesso. Nella realizzazione del tipo a voltine, il getto contiene frammenti lapidei di piccola dimensione e presenta all’intradosso l’impronta delle tavole impiegate come centine. Nelle coperture, sussistono analogamente due tipologie: la prima simile a quella del solaio con struttura portante lignea ed impalcato di stuoia di canne intere, ricoperta con un sottostante strato di malta di gesso all’intradosso e superiormente da tegolato in coppi alla siciliana, detta incannucciata; la seconda con struttura portante lignea, generalmente ordita alla lombarda, con sovrapposizione di mezzi ginelli, chiodati sulle travi principali ad interassi di circa 25 cm, i cui interassi sono talora riempiti con gesso o con malta idraulica e successivamente ricoperti di gesso all’intradosso. Il tegolato veniva poggiato direttamente sullo strato superiore. Le volte in gesso sono composte da un calcestruzzo gessoso con calcareniti locali di media dimensione, spesso poste quasi a formare un arco grossolano nella parte prossima all’intradosso e successivamente colmate da un getto. Il gesso viene adoperato spesso quale malta legante per le murature ordinarie, mentre gli viene preferita una malta bastarda di calce e gesso per i cantonali o mostre di porte e finestre, secondo un’evidente gerarchia d’impiego. A volte alle malte di gesso e calce veniva unita terra argillosa, in Sicilia definita tajo. Il materiale veniva impiegato persino nella realizzazione di murature in fondazione ed era ovviamente diffuso nelle volte e soffitti. L’uso di un conglomerato di ‘gesso e gessotti’, frammenti di gesso cotto derivanti da demolizioni di precedenti getti, viene testimoniato sia nella realizzazione di volte reali che di solai e coperture, probabilmente sia per la sua leggerezza, che per il buon potere isolante.
Malte di gesso vengono impiegate già dal XVIII sec. anche per gli intonaci esterni, spesso come strato di corpo con soprastanti finiture a calce, o direttamente come finiture esterne, a raso, ad uno o due strati. Il rivestimento è realizzato al grezzo con presenza di cristalli visibili di media dimensione. Nei luoghi dove persiste, si presenta ben aderente al substrato. Rivestimenti in gesso vengono adoperati anche negli interni e nella realizzazione di massetti e sottofondi, in suoli di vani e finiture di scale (Sintesi di P. Dinaro tratta da M.T. Campisi, L’uso delle malte di gesso nell’architettura storica in Sicilia. Studi ed esperienze per la conoscenza e la conservazione. Esperienze italiane ed europee, in A. Campanella, M. Castiglione, G. Giugno (a cura di), La via siciliana del gesso. Tra paesaggio, architettura e cultura immateriale, Lussografica, Caltanissetta 2025).
La plasticità e la versatilità di questo materiale consentiva una notevole varietà di usi e di forme come testimoniato dalle volte, composte da un conglomerato di natura gessosa con calcareniti locali o gessotti di media dimensione. Esse venivano costruite mediante centine mobili per via della velocità di presa del materiale. Nel caso di ambienti particolarmente ampi, la superficie voltata veniva spezzata interrompendo la luce mediante un arco in muratura. Dopo la realizzazione della volta, per ottenere su di essa un piano praticabile, si eseguiva il riempimento dei vuoti estradossali fino al raggiungimento della quota orizzontale corrispondente al vertice. Su tale riempimento veniva gettato un massetto di pasta di gesso dello spessore di 4-5 cm e su questo si impostava il pavimento con relativo sottostrato. In altri casi, per alleggerire la struttura, si gettavano controvolte anch’esse in gesso. Il gesso era anche impiegato per la realizzazione di scale caratterizzate da sistemi voltati, generalmente volta rampante, e da soluzioni ardite per spessori (Fig. 2). Non manca anche una certa varietà di soffitti nell’intradosso dei solai, dove la malta di gesso era spesso combinata con le canne nel cosiddetto incannucciato, sia nella versione piana che a volta. Infatti l’impiego della canna comune trovò un ampio uso nella realizzazione di finte volte create con stuoie di canne e intonaco ancorati a centine lignee (diffuse nel palermitano) o di controsoffitti piani dove uno strato di malta in gesso inglobava le canne confluendo negli interstizi, tecnica menzionata da Serlio. Infine è interessante fare un riferimento all’impiego che si faceva della malta di gesso per il monitoraggio delle lesioni nelle murature, funzionale ad una distinzione tra quelle critiche per la solidità degli edifici e quelle meno gravi e superficiali dovute alla esecuzione degli intonaci realizzati non a regola d’arte (Sintesi di P. Dinaro tratta da L. Torregrossa, Il gesso nella trattatistica d’età moderna e nell’architettura rurale della Sicilia centrale, in A. Campanella, M. Castiglione, G. Giugno (a cura di), La via siciliana del gesso. Tra paesaggio, architettura e cultura immateriale, Lussografica, Caltanissetta 2025).
Fig. 1 Intonaco in gesso in un edificio del centro storico di Caltanissetta (Foto di M.T. Campisi)
Fig. 2 Scala in gesso, Caltanissetta (Foto di L. Torregrossa)
