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Campofranco

Etnico

Campofranchése

Comuni confinanti

  • Aragona

  • Casteltermini

  • Grotte

  • Milena

  • Sutera

Altitudine

350m s.l.m.

Abitanti

2708

L’ultima carcara di gesso attiva nel centro di Campofranco (comune fondato nel 1573 da Pietro Franco) appartiene al signor Salvatore Modica. Ubicata nella periferia del paese, accanto alla Sudgessi, moderna fabbrica di produzione della polvere gessosa. Presso la vecchia carcara si vedeva spesso il proprietario, lu zi’ Totò Tistuni, e nel 2005 è stato possibile assistere ad un’ultima famiatina, documentata da Giuseppe Pasquale Palumbo. La cava retrostante non rivela attività recenti, in quanto le leggi restrittive relative all’uso degli esplosivi si limitano ai concessionari regionali ancora attivi.

Testo di M. Castiglione tratto da M. Castiglione, G. Giugno, La Sicilia del gesso. Stratificazioni, tecniche costruttive e cultura, Lussografica, Caltanissetta 2020

Nel territorio di Campofranco sono presenti diversi punti di interesse per lo sfruttamento del gesso. In particolare, risultano identificativi per gli abitanti li rocchi di Dommicheli, toponimo popolare che corrisponde nella cartografia a Rocche di Don Michele. Nel repertorio DATOS dedicato a Camopofranco e Sutera il toponimo è descritto così: «L’oronimo adoperato dai parlanti per indicare quella imponente rupe gessosa sita a ovest un’altra escrescenza montuosa ( ® Tùliu) e a sud di un altro elemento orografico al quale è legato lo stesso antroponimo ( ® u Cùo͓zzu di Dommicheli).Assieme costituiscono un agglomerato di rilievi e declivi (forse questo potrebbe spiegare la forma pluralizzata del sostantivo rocche) che domina quella zona che i parlanti riconoscono col nome di Tirrimotu. Dall’etnotesto si evince che il toponimo Tirrimotu, diffuso solo nell’oralità, incorpora come una sorta di macro insieme altri toponimi identificativi della località stessa» (B. Nicastro, DATOS 2 Campofranco e Sutera, CSFLS, Palermo 2024, p. 69).

Fig. 1 Resti cava di issu

L’informatore offre puntuali spiegazioni circa le caratteristiche dell’altura e della zona circostante ma non aggiunge altro a proposito dell’antroponimo. Si può presumere che Tul(l)io e Don Michele indichino un medesimo referente, considerata la forma cartografata riportata sul QU. Quanto al “don” è bene sapere che l’uso è molto comune in Sicilia per designare non solo nobili o discendenti di un individuo insignito, ma anche persone degne di rispetto e proprietari terrieri.

Dommicheli e Tùliu sunnu du muntagni di issu ḍḍà, a Tirrimotu […] Tirrimotu è tutta la ẓẓona e nni ssa ẓẓona cc’è Tùliu, Dommicheli e lu Cùzzu cchiù ncapuliddu, ma sempri ḍḍa vicinu. Dommicheli è chiḍḍa mpacci lu cimiteru e Tùliu è chiḍḍa a-llatu â parti di cca banna, sunnu mpacci pi ccapiri va […] la trazzera li sparti, chiḍḍa pi quannu si iva a Funtana di Rosi […] Dommicheli è di cca sta banna a custurari cu la Chiartasì, sunnu a limmitari, fannu confini.

[Dommichele e Tùliu e sono due montagne di gesso nei pressi della località Tirrimotu […] la zona cosiddetta Terremoto comprende li rocchi di Tùliu e Dommicheli e lu Cùzzu che si trova un po’ più sopra, ma sempre nei paraggi. Dommicheli è quella di fronte al cimitero e Tulio è quella dalla parte opposta, sono proprio difronte […] a dividerle è una trazzera, quella per raggi ungere Funtana di Rosi […] Dommicheli confina dall’altro lato con Chiartasì]. (S.M.)

Fig. 1 Gli attrezzi del gessaio

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