Caltanissetta
Etnico
Nissèno, caltanissettése
Etnico dialettale
Nissèno, caltanissettése
Comuni confinanti
Canicattì
Naro
Delia
Marianopoli
Mazzarino
Mussomeli
San Cataldo
Santa Caterina Villarmosa
Serradifalco
Sommatino
Enna
Pietraperzia
Petralia Sottana
Superficie
Nissèno, caltanissettése
Altitudine
568m s.l.m.
Abitanti
59063
Il territorio della Sicilia centro-meridionale e, in particolare, il comprensorio della provincia di Caltanissetta è ricchissimo di risorse mineralogiche, tra cui il gesso, l’alabastro e il gesso alabastrino o selenitico, già note sin dall’antichità. Monte Raffe di Mussomeli sorge alla confluenza tra i fiumi Salito e Gallo d’Oro a sua volta compreso nel territorio geologicamente noto come “bacino di Caltanissetta” e geograficamente delimitato dal corso dei fiumi Salso e Platani ed è costituito da Gessi amorfi, saccaroidi o a grossi cristalli, associati a straterelli di argille bituminose (Fig. 1). La presenza di questi affioramenti giustifica l’uso cospicuo di questo minerale in diversi ambiti e contesti archeologici ed in particolare per contenitori di unguenti, gli alabastra, utilizzati in contesti funerari, ma anche in contesti abitativi, civili e religiosi dove erano utilizzati probabilmente nelle pratiche lustrali o di purificazione. Esemplari sono stati rinvenuti durante gli scavi di Sebastiana Lagona nella zona a Nord Est della cosiddetta “Basilica”, un’area costituita da un grande altare in parte costruito, in parte scavato nel banco gessoso, e da una banchina anch’essa scavata nella roccia che corre per tutto il perimetro interno dell’edificio; ai lati dell’altare e alla base della banchina sono state realizzate una o più vasche per i riti di purificazione alimentate, attraverso quattro canalizzazioni, da cisterne o vasche di raccolta poste nella parte alta all’interno dei vani pertinenti all’abitato che sorge a mezza costa su Monte Raffe. Questo è stato datato tra la metà del V e la fine del IV sec. a.C., e dovette essere piuttosto esteso e articolato su più terrazzamenti. Tra i materiali di pregio, realizzati in gesso, si ricorda la piccola testa maschile (Fig. 2), un prodotto del più raffinato stile ellenistico forse influenzato dalle correnti artistiche allora imperanti a Siracusa e ad Agrigento, oggi esposta nell’Antiquarium di Palazzo Sgadari a Mussomeli, datata al IV sec. a.C. e genericamente indicata come proveniente dal santuario. A questi oggetti si aggiungono, inoltre, almeno 6 alabastra rinvenuti nel c.d. “scarico di terrecotte”, riferibile, probabilmente, ad un deposito di oggetti sacri provenienti dal santuarietto rupestre scoperto da Pietro Griffo, tra il 1956-57, al di fuori delle mura e non più individuabile. La presenza di questi materiali e una discreta quantità di elementi in gesso alabastrino, di varia forma e dimensione, che possono essere considerati scarti di lavorazione, provenienti da scavi svolti tra il 2007 e il 2008 dalla Soprintendenza BB.CC.AA. di Caltanissetta che hanno messo in luce alcune strutture pertinenti ad un articolato edificio di età dionigiana, permettono di far ipotizzare un’area produttiva specializzata nell’estrazione, lavorazione del gesso alabastrino e successiva vendita dei manufatti. Tra questi elementi in gesso, un frammento è particolarmente interessante perché reca, su una delle facce, delle sottili linee orizzontali e dei segni incisi che, sono state interpretate come un caso di pre-scrittura (Fig. 3). Nel sito, il banco gessoso fu sfruttato anche per la realizzazione delle sepolture, la cui copertura poteva avvenire sia mediante lastre litiche, sia mediante l’uso di coppi e tegole in terracotta, spesso di riuso. Il confronto con la vicina Vassallaggi, nelle cui necropoli è considerevole il numero di alabastra rinvenuti, permette di affermare che soprattutto nel corso del V secolo a.C., l’attività di estrazione e lavorazione del gesso alabastrino dovette costituire per questi centri della Sikania una risorsa economica fondamentale da cui trarre ricchezza e benefici.
Testo di P. Dinaro tratto da M. Congiu, Un centro di produzione e lavorazione lungo la via del gesso della Sikania: il caso di Monte Raffe di Mussomeli, in A. Campanella, M. Castiglione, G. Giugno (a cura di), La via siciliana del gesso. Tra paesaggio, architettura e cultura immateriale, Lussografica, Caltanissetta 2025
Fig. 1 Santuario di Monte Raffe (Mussomeli)
Fig. 2 Piccola testa maschile in gesso alabastrino dal santuario (IV sec. a.C.)
Fig. 3 Blocchetto in gesso con particolare dei segni incisi
Calcara di Contrada Balate
Il manufatto, di proprietà comunale, appartiene alla stagione dell’estrazione del gesso, svolta sin dai tempi antichi nelle contrade della Sicilia interna. Contrada Balate porta nel toponimo il segno della sua specificità geologica e oggi conserva una fornace parzialmente diruta probabilmente risalente al sec. XIX ridossata ad una piccola struttura di deposito. Il gesso estratto nella contrada è stato utilizzato nei secoli per la costruzione delle abitazioni del centro storico, ma anche per le decorazioni e gli stucchi di edifici privati e pubblici, laici ed ecclesiastici, in special modo, con l’espandersi dello stile Neoclassico ed Eclettico. Non possiamo escludere che due tra i più valenti scultori locali, Michele Tripisciano e Giuseppe Frattallone, abbiano utilizzato il gesso estratto, cotto e frantumato nella contrada cittadina. La carcara oggi è annessa al Parco urbano “Rosario Assunto”, ma il percorso viario recentemente tracciato ostruisce l’imboccatura della fornace e la rende poco fruibile nel caso di un recupero e consolidamento.
Testi di M. Castiglione tratti da AA.VV., SOS Sicilia Centrale. Un territorio ferito tra criticità e potenzialità, Lussografica, Caltanissetta 2025
Casa natale di Michele Tripisciano
Nel cuore del quartiere Saccara, in via Ciantro Marrocco, nacque lo scultore Michele Tripisciano (13 luglio 1860 – 21 settembre 1913), figlio di Ferdinando Tripisciano (1826 – 1904) di professione quartararo (vasaio), e di Calogera Falci (1834-1916). In questa stessa casa egli morì, lasciando in testamento tutte le opere e i bozzetti in gesso alla città di Caltanissetta, che oggi le custodisce presso la gipsoteca Tripisciano custodita nella Galleria d’Arte moderna di Palazzo Moncada. La casa è stata recentemente ristrutturata e si compone di due unità affiancate. La prima è la vera e propria casa della famiglia Tripisciano, con la tradizionale alcova per il letto matrimoniale; la seconda è il laboratorio prima paterno e poi dello scultore e si presenta a doppia altezza, con due archi in pietra che delimitano lo spazio. Probabilmente questo vano-laboratorio era sormontato da un soppalco di deposito. (M. Castiglione)
Gipsoteca Tripisciano
All’interno di Palazzo Moncada è custodita la gipsoteca dello scultore Michele Tripisciano, una mostra permanente in cui si possono osservare opere, calchi e bozzetti. Tra questi il bozzetto per il monumento a Belli (1911), oggi posto nella versione marmorea in piazza Giuseppe Gioachino Belli, nel rione Trastevere a Roma. Sono esposte inoltre: Pesca inaspettata (1884), Madonna sul trono con il Bambino (1894), Orfeo (1898), Busto di Leopardi (1898), Immacolata (1902), Crocifisso (1910), la Pietà (1913), ecc. Nella cosiddetta ‘Sala degli Oratori’ trovano posto l’Allegoria di Caltanissetta (1912) e due bozzetti di Ortensio (1898-1901). A Caltanissetta, oltre alle opere custodite presso la gipsoteca, vi sono tracce materiali dell’arte di Tripisciano nella statua bronzea di Umberto I, nell’omonima via cittadina; nel Tritone che sormonta la fontana nella piazza Garibaldi, tratto da un suo calco oggi andato distrutto; nel busto in gesso del 1901 del Barone Guglielmo Luigi Lanzirotti esposto presso la Camera di Commercio; nel busto in terracotta “Quei tempi non tornano più” conservato presso il Palazzo della Provincia.
Museo Mineralogico, Paleontologico e della Zolfara “Sebastiano Mottura”
Il Museo “S. Mottura”, ubicato in Viale della Regione 71, possiede, tra gli altri minerali, una collezione di gessi. Nella collezione del Museo sono presenti grandi cristalli ad abito pinacoidale. La provenienza è indicata dalla miniera Giffarrone, lungo la strada Caltanissetta – Sommatino. Tra i cristalli geminati spiccano dei geminati a ferro di lancia: un grande cristallo ialino incolore (circa 44 cm) e una curiosa forma di coesistenza di due cristalli geminati, ambedue provenienti dalla miniera Gessolungo di Caltanissetta. Tra gli aggregati risaltano un gruppo di cristalli aciculari di gesso latteo e un gruppo di cristalli allungati grigi geminati a ferro di lancia, ambedue provenienti dalla Solfara di Cianciana. Colpisce l’attenzione di tutti i visitatori un cristallo di gesso lenticolare ialino trasparente con imprigionata una goccia d’acqua, di provenienza sconosciuta.
