Skip to content Skip to footer
Menu Close

Caltanissetta

Etnico

Nissèno, caltanissettése

Comuni confinanti

  • Canicattì

  • Naro

  • Delia

  • Marianopoli

  • Mazzarino

  • Mussomeli

  • San Cataldo

  • Santa Caterina Villarmosa

  • Serradifalco

  • Sommatino

  • Enna

  • Pietraperzia

  • Petralia Sottana

Altitudine

568m s.l.m.

Abitanti

59063

Calcara di Contrada Balate

Il manufatto, di proprietà comunale, appartiene alla stagione dell’estrazione del gesso, svolta sin dai tempi antichi nelle contrade della Sicilia interna. Contrada Balate porta nel toponimo il segno della sua specificità geologica e oggi conserva una fornace parzialmente diruta probabilmente risalente al sec. XIX ridossata ad una piccola struttura di deposito. Il gesso estratto nella contrada è stato utilizzato nei secoli per la costruzione delle abitazioni del centro storico, ma anche per le decorazioni e gli stucchi di edifici privati e pubblici, laici ed ecclesiastici, in special modo, con l’espandersi dello stile Neoclassico ed Eclettico. Non possiamo escludere che due tra i più valenti scultori locali, Michele Tripisciano e Giuseppe Frattallone, abbiano utilizzato il gesso estratto, cotto e frantumato nella contrada cittadina. La carcara oggi è annessa al Parco urbano “Rosario Assunto”, ma il percorso viario recentemente tracciato ostruisce l’imboccatura della fornace e la rende poco fruibile nel caso di un recupero e consolidamento.

Testi di M. Castiglione tratti da AA.VV., SOS Sicilia Centrale. Un territorio ferito tra criticità e potenzialità, Lussografica, Caltanissetta 2025

Figg. 1-2 Calcara, contrada Balate, Caltanissetta (Archivio Nicoletti)

In contrada Medica (Caltanissetta) insiste un complesso di costruzioni, oggi incorporato nella sette-ottocentesca villa Barrile, prossima alla contrada delle Calcare. Della villa è documentato nel 1830 un primo ampliamento, forse della corte rustica di servizio poi guarnito con facciate eclettiche in stile neo-gotico. Nella seconda metà del XIX sec., l’edificio fu ulteriormente restaurato e completato con il piano nobile; la facciata neorinascimentale sul giardino e il possente muro di cinta sono composti da blocchi sbozzati di gesso “balatino” e cornice in blocchi di Sabucina con merlature neogotiche a giglio (Fig. 1). Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, fu completata l’ampia lanterna centrale della seconda elevazione con vaghi elementi liberty. Nel 1963 la villa fu abbandonata. Solo le ali della corte rustica continuarono ad essere abitate furono abitate fino al 2000 prima del restauro eseguito tra il 2002 e il 2005. La forma del giardino, pur essendo irregolare, si può assimilare ad un triangolo isoscele, al cui vertice è collocata una rotonda, visibile dalla odierna via delle Calcare. Al centro della recinzione prospiciente la villa Barrile si apriva un cancello che dava accesso ad uno dei viali di cipressi che costituivano l’area verde contigua. La stessa soglia d’ingresso era ottenuta dal livellamento del banco di gesso naturale che anche lì emergeva, mentre i due pilastri erano costituiti da blocchi squadrati sempre di gesso. L’edificio conserva l’aggregazione volumetrica e planimetrica di diversi corpi di fabbrica accostati e compenetrati insieme ed è perfettamente inserito in un vasto banco di gesso selenitico affiorante ancora in varie parti della villa. Dall’entrata principale, superando il tocco, si apre la corte edificata su tre lati ed aperta su di un lato corto verso il giardino laterale (Figg.2-3). Sulla facciata si aprono feritoie in pietra Sabucina e finestre con arco a sesto acuto. Questi sono i resti di antico complesso fortificato sull’antico ciglio della regia trazzera. Nella parte superiore della facciata si aprono eleganti monofore con caratteri stilistici tardo gotici. Questo stesso muro serve da quinta che chiude il grande banco di gesso selenitico (Specchialino), di cui nella stessa facciata si scorge perfettamente l’affioramento. Ciò è maggiormente evidente nel terzo blocco edilizio di raccordo tra le due parti. In questo corpo, è collocato l’accesso alla corte della residenza con arco a sesto acuto, con il tocco interamente scavato nella viva roccia gessosa. Il passaggio presenta ancora i segni dello scavo a mano sia nel pavimento sia nelle pareti. Dopo l’ingresso principale, un altro passaggio scavato nella roccia di gesso selenitico mette in comunicazione la corte rustica con il giardino antistante la facciata principale della villa in stile neorinascimentale e si presenta divisa da un alto basamento e il piano nobile con grandi aperture, sormontate da timpani curvi e triangolari, inquadrate da lesene (Figg. 4-5).

Sintesi di P. Dinaro tratta da M. Cassetti, Per la speranza di un parco alle Balate-Calcare. La trasformazione storica di una contrada nissena legata al Gesso, in A. Campanella, M. Castiglione, G. Giugno (a cura di), La via siciliana del gesso. Tra paesaggio, architettura e cultura immateriale, Lussografica, Caltanissetta 2025

Fig. 1 Facciata principale di Villa Barile in una foto d’epoca

Fig. 2 Facciata posteriore di Villa Barile prima del restauro (Ph. M. Cassetti)

Fig. 3 Cortile interno di villa Barile in una foto d’epoca

Fig. 4 Galleria interna di villa Barile scavata in un banco di gesso (Ph. M. Cassetti)

Fig. 5 Particolare della facciata posteriore di villa Barile (Ph. M. Cassetti)

Casa natale di Michele Tripisciano

Nel cuore del quartiere Saccara, in via Ciantro Marrocco, nacque lo scultore Michele Tripisciano (13 luglio 1860 – 21 settembre 1913), figlio di Ferdinando Tripisciano (1826 – 1904) di professione quartararo (vasaio), e di Calogera Falci (1834-1916). In questa stessa casa egli morì, lasciando in testamento tutte le opere e i bozzetti in gesso alla città di Caltanissetta, che oggi le custodisce presso la gipsoteca Tripisciano custodita nella Galleria d’Arte moderna di Palazzo Moncada. La casa è stata recentemente ristrutturata e si compone di due unità affiancate. La prima è la vera e propria casa della famiglia Tripisciano, con la tradizionale alcova per il letto matrimoniale; la seconda è il laboratorio prima paterno e poi dello scultore e si presenta a doppia altezza, con due archi in pietra che delimitano lo spazio. Probabilmente questo vano-laboratorio era sormontato da un soppalco di deposito. (M. Castiglione)

Gipsoteca Tripisciano

All’interno di Palazzo Moncada è custodita la gipsoteca dello scultore Michele Tripisciano, una mostra permanente in cui si possono osservare opere, calchi e bozzetti. Tra questi il bozzetto per il monumento a Belli (1911), oggi posto nella versione marmorea in piazza Giuseppe Gioachino Belli, nel rione Trastevere a Roma. Sono esposte inoltre: Pesca inaspettata (1884), Madonna sul trono con il Bambino (1894), Orfeo (1898), Busto di Leopardi (1898), Immacolata (1902), Crocifisso (1910), la Pietà (1913), ecc. Nella cosiddetta ‘Sala degli Oratori’ trovano posto l’Allegoria di Caltanissetta (1912) e due bozzetti di Ortensio (1898-1901). A Caltanissetta, oltre alle opere custodite presso la gipsoteca, vi sono tracce materiali dell’arte di Tripisciano nella statua bronzea di Umberto I, nell’omonima via cittadina; nel Tritone che sormonta la fontana nella piazza Garibaldi, tratto da un suo calco oggi andato distrutto; nel busto in gesso del 1901 del Barone Guglielmo Luigi Lanzirotti esposto presso la Camera di Commercio; nel busto in terracotta “Quei tempi non tornano più” conservato presso il Palazzo della Provincia.

Museo Mineralogico, Paleontologico e della Zolfara “Sebastiano Mottura”

Il Museo “S. Mottura”, ubicato in Viale della Regione 71, possiede, tra gli altri minerali, una collezione di gessi. Nella collezione del Museo sono presenti grandi cristalli ad abito pinacoidale. La provenienza è indicata dalla miniera Giffarrone, lungo la strada Caltanissetta – Sommatino. Tra i cristalli geminati spiccano dei geminati a ferro di lancia: un grande cristallo ialino incolore (circa 44 cm) e una curiosa forma di coesistenza di due cristalli geminati, ambedue provenienti dalla miniera Gessolungo di Caltanissetta. Tra gli aggregati risaltano un gruppo di cristalli aciculari di gesso latteo e un gruppo di cristalli allungati grigi geminati a ferro di lancia, ambedue provenienti dalla Solfara di Cianciana. Colpisce l’attenzione di tutti i visitatori un cristallo di gesso lenticolare ialino trasparente con imprigionata una goccia d’acqua, di provenienza sconosciuta.

Casa natale di Michele Tripisciano (Archivio Nicoletti – Santa Caterina V.)

Gipsoteca Tripisciano (Archivio Nicoletti – Santa Caterina V.)

error: Contenuto protetto